Autismo. L’Isola di Noi

Centoquaranta pagine per descrivere un posto in cui i neurotipici possono vedere negli autistici una risorsa e un’opportunità e non una minaccia

federico se rosa, scrittore con autismo“Gli errori più comuni che fate nei nostri confronti? Non riuscite a capire che per diventare felici abbiamo percorsi diversi, che i cambiamenti di stato e attività per noi sono molto faticosi e che questa fatica ci appare inutile. E ancora, che a volte è meglio tacere, che per comprendere gli altri non è necessario bombardarli di informazioni, che un’opinione vale un’altra, che si può stare fermi mezz’ora a guardare un albero e che è inutile correre se non si sa dove si è diretti.”

Così Federico De Rosa, nato a Roma nel ’93, prova a descrivere se stesso e quelli come lui, autistici, a noi, neurotipici (tutte le persone non autistiche). Lo fa tramite una mail, perché non può parlare, rispondendo ad alcune domande che gli rivolgo sul suo nuovo libro, pubblicato di recente da Edizioni San Paolo, intitolato “L’Isola di Noi”. Centoquaranta pagine in cui è descritto il luogo ideale della comunità degli autistici: un posto in cui sono eliminati i rumori e i colori forti, che ha un sistema di governo a partecipazione dal basso e reale, senza risse e brogli, in cui circola poco denaro per ciascun individuo, dove si mangia quel che si desidera, dove ci si innamora guardandosi negli occhi e, soprattutto, dove i neurotipici possono vedere negli autistici una risorsa e un’opportunità e non una minaccia. Scorrendo il libro, scritto con ironia, si scoprirà che i bambini neurotipici – nati sull’isola- sono una minoranza, ma non vengono isolati e nemmeno inseriti a forza nella società autistica. Vengono loro insegnate altre forme di comunicazione in modo che possano essere felici.  In modo, appunto, diverso.

“Ho cominciato a scriverlo da settembre del 2015 – mi fa sapere Federico – fino a maggio scorso, lavorando un paio di pomeriggi a settimana. Sono molto lento a scrivere, perché digito sulla tastiera con un dito solo. Questo mi dà il tempo per pensare. Per questo il mio primo testo ha un basso bisogno di revisione. In genere scrivo tra le 17 e le 20. Lo trovo un tempo tranquillo ed adatto alla riflessione. L’ho scritto perché i neurotipici, a parte rarissime eccezioni, non hanno la più pallida idea di come funzioni una mente autistica.  Ci trattano come se fossimo persone difettose. Non si capisce che la nostra mente non è rotta, ma funziona in modo diverso, spesso inimmaginabile. Voi neurotipici siete a mio avviso fortemente autocentrici. Tendete a considerare il vostro modo di essere come la norma ed il nostro come una triste e dolorosa eccezione. La maggior parte di voi ritiene ancora l’autismo una malattia. Io chiedo solo pari dignità. Ci sono, però, anche neurotipici che con noi autistici sono meravigliosi. Speriamo siano una avanguardia e che il mio libro sia di aiuto. Su Facebook ho più di 1.700 amici. Tra di loro ci sono mamme di bambini autistici che soffrono perché non comprendono i loro figli. Mi sforzo di aiutarle a capire che, per esempio, noi percepiamo ed elaboriamo in modo diverso gli stimoli esterni. Il problema è tutto qui”.

fonte www.unita.tv

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